24 Settembre 2018

Una nuova vita per Antonio

Una vita da film, a metà strada tra la commedia e il thriller. Una vita fatta di partenze e di ritorni, di viaggi verso nuovi lidi, non sempre baciati dal sole, e di rinascite. È quella vissuta nei suoi 60 anni da Antonio che oggi, grazie al Progetto Famiglia e Lavoro, voluto fortemente dalla Caritas diocesana di Foligno e Fondazione Valter Baldaccini, ha trovato una sua stabilità. 

Una stabilità fatta di mattinate trascorse in fattoria e di pomeriggi passati insieme alla più piccola dei suoi quattro figli. “Qui, sto bene - racconta - sento di aver raggiunto un punto bello della mia vita. Certo, i momenti difficili ci sono, perché i problemi non mancano mai. Ma, oggi, c’è un po’ d’aria”. Lo dice guardando davanti a sé, fissando un punto indefinito. Forse gli alberi che ha di fronte, forse il futuro che vede all’orizzonte. Un futuro che probabilmente immaginava diverso rispetto a quello che gli ha riservato la vita, ma che poi così male potrebbe non essere.

Soprattutto guardandosi indietro e ripercorrendo tutte le esperienze, a tratti rocambolesche, che lo hanno segnato. “Sono nato a Napoli - spiega, tornando con la memoria al passato -, ma all’età di quattro anni mi sono trasferito con la mia famiglia in Umbria”. Erano gli anni Sessanta e, seppur bambino, Antonio non dimenticherà mai le difficoltà incontrate dai suoi genitori una volta arrivati a Foligno. “Erano anni di fuoco - prosegue - in cui c’era molta diffidenza nei confronti dei meridionali. Gli unici a darci ospitalità furono i proprietari dell’Hotel Italia. Ci affittarono una camera ed una cucina. Eravamo io, mia madre, mio padre e mia sorella, altri quattro fratelli erano rimasti a Napoli”. 

Inizia così la sua vita “al Nord”. Una famiglia numerosa la sua, ma a lavorare era solo il papà. “Ed io, già da piccolo - ricorda - contribuivo, dando una mano. Avevo solo 6 anni e andavo a raccogliere il ferro e il cartone”. Poco interessato allo studio, a 7 anni viene mandato in collegio a Belfiore. E lì, ci rimane per tre anni. Tornato a casa, riprende gli studi. Ma il temperamento forte che lo contraddistingue, ha la meglio.

“Frequentavo la prima media quando vengo sospeso e a quel punto decido di lasciare definitivamente la scuola”. Riprenderà gli studi solo a 16 anni, frequentando la scuola serale, con l’obiettivo di prendere la terza media. Ma è in quel periodo che arrivano i primi problemi con la giustizia. Ancora minorenne viene mandato a Fabriano per svolgere alcuni lavori socialmente utili. È la sua “pena” alternativa al carcere minorile. Lì inizia a lavorare in alcune aziende, ma quando la fidanzata, che poi diventerà la moglie e la madre di due dei suoi quattro figli, lo va a trovare, decide di mollare tutto per seguire l’amore. 

È così che nasce la sua prima figlia. Poi, arrivano gli altri tre. Gli ultimi due avuti da due diverse compagne. Nel mezzo un lavoro come rappresentante di biancheria che lo porta in giro per l’Italia, ma soprattutto il primo grande viaggio dell’età adulta. Sono i primi anni Novanta e decide di seguire la sua nuova compagna in Russia. “Ho vissuto lì per quattro anni e mezzo - racconta - e ho conosciuto gente di tutti i tipi, frequentando ambienti poco raccomandabili e vivendo sempre al limite. Poi, sono tornato in Italia per stare con i miei figli. Ma dopo un po’ che ero rientrato a casa, sono finito in carcere per il possesso di un coltellino a serramanico. Lo tenevo nella cassetta della pesca, una delle mie passioni”. 

Ma questa spiegazione non è sufficiente ad evitargli l’arresto. “Uscito di prigione - continua nel racconto - ho ricominciato a lavorare. Alcuni amici mi avevano coinvolto nella gestione di un night club, ma non è finita bene. Così, mi sono ritrovato a scontare un’altra piccola pena”. Arriva quindi il momento dell’altro grande viaggio: il Messico. “Ci sono stato per un anno e mezzo, poi sono nuovamente tornato in Italia per stare vicino a mio padre. Voleva che tornassi e così l’ho fatto. Era malato e mi sono preso cura di lui, poi si è ci ha lasciati. Avevo deciso che sarei ritornato in Messico, ma alla fine sono rimasto qui, per i miei figli”. 

Nei 18 mesi trascorsi oltreoceano, la sua vita però non è stata tutta rose e fiori. Ancora una volta si è ritrovato in situazioni al limite della normalità, rischiando anche la propria vita. Insomma, esperienze che lo hanno segnato ma che gli hanno insegnato, con il senno di poi, che c’è anche altro.

Il ritorno in Italia, le difficoltà economiche, i problemi nel far quadrare i conti - lui che i conti, prima, neanche ci pensava a farli - lo spingono ad avvicinarsi alla Caritas. “Il giorno che ho conosciuto Patrizia (vicedirettrice della Caritas diocesana di Foligno, ndr.) ero in forti difficoltà economiche, non avevo niente. E oggi che posso contare su questa borsa lavoro, mi sembra di avere tanto. Ho imparato a conoscere il valore dei soldi e non ho più le ambizioni di una volta, la mia vita è cambiata. Ora assaporo cose di cui prima non m’importava nulla. Alcuni amici mi hanno proposto andare negli Stati Uniti, ma gli ho risposto che ora sto in fattoria, che mi piace star qui. Ogni tanto ci porto anche mia figlia, la più piccola. Ora, sto bene”. 

Grazie all’ufficio stampa di Caritas diocesana di Foligno per aver raccolto e scritto la storia di Antonio.

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