28 Ottobre 2019

Le emozioni di Francesca in Kosovo

“L’importante non è trovare soluzioni a tutti i problemi ma creare legami e scoprire che questo legame mi cambia e mi apre”. Questa frase e la fotografia di Issa e Samira sono uno dei miei ricordi indelebili dei giorni trascorsi in Kosovo.

Grazie alle parole di Massimo, al tempo dedicato per incontrare persone del popolo e delle istituzioni, farci visitare i luoghi più belli e significativi, pian piano abbiamo cominciato a capire la storia complessa del Kosovo e le sofferenze di questo popolo segnato da una guerra che ha visto contrapposte le persone comuni, una guerra che da un giorno all’altro ha stravolto e distrutto la vita delle famiglie come la nostra.

Un odio che ha portato morte e distruzione e un bagaglio di dolore e rancore ancora oggi visibile negli occhi delle persone. La scia di povertà è ben visibile in gran parte di una società che sta cercando una via per la ricostruzione fisica e morale.

La grande famiglia di Leskoc ci ha mostrato che, pur non potendo trovare la soluzione tutti i problemi si può comunque fare tanto: si può dedicare la propria vita e il proprio tempo ai più bisognosi.

La prima volta che ho incontrato Issa e Samira, fratello e sorella di 2 e 4 anni che vivono in una condizione per noi inimmaginabile, ho pensato che bisognava agire subito, cambiare tutto, portarli via da lì. Il progetto di Massimo e Cristina è qualcosa di diverso: non si può cambiare tutto subito, non si possono prendere tutti i bambini alle loro famiglie per quanto disagiate o disastrate.Ma si può portare avanti un processo di rinascita più lento e duraturo, sostenendo le persone e puntando sui punti di forza di ciascuno.

E allora si cerca di comprare una mucca a chi è in grado di gestirla e di ricavarne latte e formaggio per tutta la famiglia; si costruisce una casa decorosa per il nonno di Issa e Samira, si sostengono gli studi dei ragazzi delle famiglie più bisognose, si portano viveri e vestiti a chi ne ha bisogno, si dedica il tempo ad ascoltare storie e bisogni seminando amore e facendo sentire a chi non ha più speranza che c’è qualcuno su cui contare sempre.

Massimo e Cristina hanno costruito una casa meravigliosa e una realtà fatta di cose e persone che le gravita intorno.I bambini che negli anni sono cresciuti in questo ambiente hanno ricevuto cure, amore e istruzione e sono diventati un seme di speranza per loro stessi e per la società: non hanno perso il contatto con le loro origini e stanno contribuendo a loro volta al progetto di crescita di tutta la società con il lavoro nella fattoria, nel panificio e nel caseificio o andando a studiare all’università per trovare il loro posto in questo paese che pian piano sta cercando di superare un passato che non si deve dimenticare.

Quello che rimane a noi che siamo tornati alle nostre vite è in primis il desiderio di tornare in Kosovo e poi una prospettiva differente dalla quale guardare noi stessi e gli altri.

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